contro- intestazione

Ti piace qualche foto di questo blog? Non rubarla, chiedimela! E se proprio non ce la fai ... vedi di non usarla per lucro! - contact email: vbpress68@gmail.com

Non siamo ancora apolidi. Credo ...

Non è facile da comprendere, pare, perché lo sto ripetendo da giorni: "non abbiamo più alcun documento identificativo". Niente da fare. Hai perso il passaporto, fammi vedere la patente di guida (permisio de conduir). E mi piacerebbe eccome mostrarti la mia faccia a 18 anni! E invece no, beccati questa Live! Perché solo questa mi è rimasta, ed è quella corrente, tridimensionale e animata dall'umore del momento.

Piuttosto teso in attesa di essere ricevuti in Ambasciata.
Smartphone Samsung I9070 - San Joseè - Agosto.

Ci siamo recati all'Ambasciata italiana di San Josè. Dico subito che il personale è stato gentilissimo e comprensivo della nostra situazione (prossima a quella del rifugiato). Con ordine. Abbian fissato appuntamento per le 9.00 del 16 Agosto. Siam partiti da Alajuela alle 6.00 caricatissimi. Alle 7.00 eravamo in zona Ambasciata. Due ore di anticipo sono il minimo per chi si trova in una condizione come la nostra. 


L'Ambasciata Italiana in Costa Rica, Barrio de los Yoses, San Josè.
A differenza dell'ambasciata Americana, una sorta di Guantanamo signorile, quella italiana è un bell'edificio bianco stile coloniale. Molto molto graziosa. 

La bella Ambasciata Italiana. San Josè de Costa Rica - Agosto.
Smartphone Samsung I9070.

Peccato che sia non facilmente individuabile dalla strada principale. Fatto sta che ci siam fermati a chiedere indicazioni alla forza pubblica, per renderci conto di due cose: la prima è che anche per i costaricani San Josè è un casino e il giorno che si decidono a numerare strade e vie avranno tutti da guadagnarci e la seconda che non lo sapevano. Dopo averci indicato una probabile ubicazione a 2 isolati più a nord, ho alzato la testa ed era proprio lì davanti. Ci son rimasti male. Metto qui due panorami realizzati con lo smartphone di Laura. Chissà mai che possano aiutare qualche altro disperato come noi a trovare la località del Barrio de los Yoses dove è ubicata la nostra bella ambasciata.

L'ambasciata Italiana al Barrio de los Yoses, prima della rotonda del Mall, sulla destra uscendo da S.Josè.
L'ambasciata Italiana? Ah sì, quella vicina al sexi shop! Siamo un po' sfigati noi italiani o no?

In compenso la polizia ha saputo indicarci, con assoluta precisione, dove recarci per farci fare le foto tessera necessarie per il rilascio dei documenti sostitutivi. E dove? Ma all'ambasciata del Nicaragua!! Son tutti lì. Chi? I fotografi di strada dell'era digitale che armati di lenzuolo, compattina da 6 Mp e stampante a sublimazione ti consegnano per circa 2 euro (al cambio 1500 Colones) 4 foto tessere realizzate lì, sul marciapiede. Quindi, sui selciati dell'ambasciata del Nicaragua, mischiati tra le folte schiere di emigranti Nicaraguensi, abbian vissuto un momento degno de "Salvador" il film con John Savage. Peccato che questi fotografi se ne intendono poco di bilanciamento del bianco perciò le belle foto prodotte in questa bizzarra occasione non sono state utili a causa dello sfondo troppo celeste che le rende inadatte allo standard di normativa statunitense. E diamine, ci provano! Ma siam sempre su un marciapiede!!
E' sì abbian dovuto rifare le foto, perché le quelle nicaraguensi possono pur andar bene per fare l'EDT (documento valido per il reimpatrio), ma non sono affatto adatte, come accennato, per il passaporto sostitutivo temporaneo che l'Ambasciata può rilasciare. E noi di quello necessitiamo perché il volo di ritorno fa scalo a Newark New Jersey, terra dei gringos, amanti delle impronte digitali, della scansione della retina e del codice a barre. Tombola! E d'altro canto non lo abbian scelto noi di toccare gli estados unidos per raggiungere il Costa Rica, e no! Col cavolo. Ma dacché l'Italia non è più Hub di un belino fritto, noi creature che popolano lo stivale si tocca saltare a Monaco, Zurigo, Madrid, Amsterdam e Stati Uniti. Ecco spiegato il giro del fumo.


La città di San Josè de Costa Rica.
Non amo girare per le città e Laura condivide questa mia idiosincrasia. Ma sta volta siamo stati costretti ad una sorta di Cattività Avignonese, beh circa, qui a San Josè. E ci siam guardati intorno. E' vero siam reduci da una "Ruberia mui grave" e questo forse ci rende più attenti, ma a guardarsi in giro, qui a San Josè, qualche riflessione viene spontanea. In primis è evidente che sta città è cresciuta in modo del tutto scoordinato. E questa assenza di progettazione si palesa nel traffico infernale che nelle ore di punta (tutte le ore sono di punta) paralizza la metropoli. San Josè è fatta di tante case casette, ville villone e baracche in lamiera (adiacenti), collegate da una fitta rete stradale assolutamente squinternata.

Per le vie dei sobborghi di San Josè. Costa Rica - Agosto.
Nikon D800, ob Nikon AFS 17-35/2.8 ED

Questo non è un paese "povero". Di auto in giro ce ne sono una valanga e sono mediamente belle, la gente va a lavorare in massa, ci sono molte università, non è un paese senza risorse. Ma è un paese che sta soffrendo e ce lo dicono le recinzioni delle case. Delle vere gabbie. Questo è l'unico paese al mondo dove i pappagalli volano liberi e i cristiani stanno in gabbia. Giuro che è così. parlo di recinzioni alte fino a 4 metri. Di finestre sbarrate come nemmeno allo zoo dove stanno i leoni. Fili spinati a spirale degni della striscia di Gaza, fino ad arrivare alle recinzioni elettrificate come le ho viste solo ad Auschwitz.

Tutto grigliato. San Josè. Costa Rica - Agosto.
Nikon D800, ob Nikon AFS 17-35/2.8 ED

Anche le case più umili sono corazzate. Costa Rica - Agosto.
Nikon D800, ob Nikon AFS 17-35/2.8 ED

Da chi si deve difendere questa gente di San Josè, gente squisita e gentile, che è pronta ad aiutarti subito, senza remore, con sincera empatia. Credo si difenda dagli stessi che hanno svaligiato noi, pivelli turisti italiani. Credo che ci sia una consistente parte di popolazione che è esclusa dal benessere e lo cerca così: rubando. Un Governo che sta latitando, e la gente che corre ai ripari ingrassando il conto dei ferramenta e dei fabbri. Ma fino a quando? Come può un popolo civile vivere piegato da questa oppressione? Dopo il filo elettrificato cosa viene? Il campo minato? No, la pistola. Queste situazioni sono il brodo di coltura di fenomeni più gravi e seri. Spero che i costaricani riescano ad anticipare il disastro, che allo stato a me appare inevitabile.


Nessun commento:

Posta un commento