contro- intestazione

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Devero Neve

Ci sono stati anni in cui, sulle alpi ossolane, la neve è stata una chimera, un'ipotesi, una speranza concretamente disattesa, ma non in questo fine anno 2013 inizio 2014.

Le cime di Devero dal Cervandone a Punta Fizzi. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, hands hold. Photomerge di 6 scatti.

Questa volta le cime dell'Ossola sono state investite da una festa in bianco, un'apoteosi di soffice ghiaccio, un tripudio di abbacinante candore. Insomma, due metri e oltre di neve, nella piana dell'Alpe Devero, sono uno spettacolo assolutamente imperdibile. L'occasione è stata la fermata della mia attività lavorativa (legata alla chiusura di fine anno del cliente per il quale lavoro), una settimana libera che non mi sembrava vero poter impegnare come meglio volevo. Subito ho pensato alle Alpi e, di conseguenza, al vicino Alpe Devero.

Si alzano le nubi dalla piana. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D700, ob. Nikon AI-s 55/2.8 Micro, Gitzo GT3541LS Arca B1. Photomerge di 6 scatti.
Queste paline sarebbero ad altezza occhio. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, hands hold. 
Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D700, ob. Nikon AI-s  55/2.8 Micro, e Nikon D700 ob. Nikon AF-s 70-200/2,8 VR II hands hold. 

L'ultima volta che abbiamo calpestato neve su questa piana credo risalga al 2001-2002. Allora c'era già un certo movimento di camminatori con racchette da neve, certamente superiore a quanti ne avessi mai visti all'inizio degli anni '90 quando iniziai ad interessarmi a questo tipo di escursionismo. Ma oggi qui a Devero ho incontrato mandrie di escursionisti che, armati di racchette plastiche, salgono e scendono dalle valli laterali di Devero.

Tra i boschi ai piedi della Rossa e sotto una fitta nevicata lungo il torrente Crampiolo. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob Nikon AF-S 17-35/2.8 ED Hands hold.
Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob Nikon AF-S 17-35/2.8 ED Hands hold.

Per conformazione orografica questo parco si presta molto bene all'escursionismo invernale. Nonostante l'abbondante coltre nevosa, sono possibili moltissime escursioni in totale sicurezza. Dalla Piana di Devero all'alpe Crampiolo e da qui su al Sangiatto oppure a Codelago, c'è da sfiancarsi con le racchette ai piedi. E se poi si vuole vivere l'effetto Klondike è sufficiente abbandonare la pista battuta ed affrontare la piana lungo il torrente, oppure vagare per i boschi appena dietro il rifugio Castiglioni. Occorrono buone gambe e un po' di allenamento perché lo sforzo è quasi epico. Personalmente ogni 25-30 metri a passo regolare dovevo fermarmi a "rifiatare", ma io non faccio testo: 10-15 kg di zaino sono una bella zavorra!

Cartelli indicatori nella piana di Devero. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, hands hold. 
Camminare nella neve. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, hands hold.
Sui sentieri di Crampiolo. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, hands hold.
Raggiungere il Lago Azzurro è già una bella impresa. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, hands hold.

Certamente, come ogni montagna innevata che si rispetti, anche a Devero ci sono zone off limits: la valle della Rossa era un continuo brontolio di scariche di neve, così come tutto il versante del Cervandone e di Punta Fizzi. Per non correre alcun pericolo è sufficiente affidarsi alle indicazioni dedicate agli escursionisti con racchette da neve, una bella novità per me, abituato a sentieri "invisibili" e alle battute pungenti degli sci alpinisti a cui rovinavo "il manto liscio". Un'accortezza è necessaria per l'abbigliamento; si suda molto, ma quando si alza il vento è necessario avere di che coprirsi.

La spalla meridionale del Cervandone nella tormente. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D700, ob. Tamron SP 180/2.5 LD IF, hands hold. Photomerge di 10 scatti.
La tormenta soffia da Nord. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, hands hold.
Tormenta e tormentati. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED e Nikon D700, ob. Tamron SP 180/2.5 LD IF, hands hold.

In questa occasione a Devero abbiamo soggiornato presso il nuovissimo B&B le Marmotte (tel: 347 0904090), dei coniugi Manini, Clara e Angelo. Si tratta di una bella baita ristrutturata alla bisogna, in grado di ospitare fino ad una dozzina di amanti della montagna. In inverno non è scontato trovare un letto in valli non propriamente votate allo sci da discesa e qui lo hanno capito. Così Clara e Angelo hanno deciso di tenere aperto il loro B&B per quelli che amano la montagna per la montagna. Trovare il caldo della stufa e il ristoro di una tazza di tè è assolutamente essenziale dopo una giornata di fatica, freddo e vento.

Il B&B le Marmotte della famiglia Manini. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, Gitzo GT3541LS Arca B1.

Nei B&B si deve essere preparati a condividere lo spazio con gli altri avventori, e ciò è spesso un'opportunità per conoscere nuove persone e per condividere conoscenze. Poi ci sono i colpi di fortuna, come nel nostro caso l'incontro con il fotografo Maurizio Biancarelli che, in compagnia di sua moglie, ha deciso di soggiornare alle Marmotte per godersi qualche giorno di vacanza sulle alpi occidentali. Dalla mia spero di non essere stato troppo invadente perché, comprendetemi, stare allo stesso tavolo con Biancarelli per me non è stato proprio "banale", e poter ammirare i suoi ultimi scatti (inediti) dei lupi appenninici, e beh non è occasione di tutti i giorni! Spero, in tutta onestà, di rincontrare Maurizio su per queste vallate perché tanto c'è da vedere e, ancora di più, da fotografare. 

La cima del Corbenas. Alpe Devero (VB) - Gennaio.
Nikon D3 ob. Nikon AF-s  600/4 VR, Gitzo GT3541LS Arca B1, Photomerge di 4 scatti..



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Precisazioni e note. Tanto per essere chiari, io le racchette da neve le chiamo "racchette da neve" e non "Ciaspole". Quest'ultimo è un termine dialettale correntemente assunto come nuova parola italiana. Se tanto mi dà tanto, allora anche il cappellino di lana voglio iniziare a chiamarlo "buriola", pretendendo che questo termine venga riconosciuto universalmente come nome di un oggetto ben preciso. Poiché così non è, e non sarà mai, allora quegli attrezzi larghi da legare ai piedi, che consentono di avanzare sulla neve soffice, per me sono "racchette da neve" senza nessun tipo di scorciatoia linguistica.

My old snowshoes

Sull'uso delle racchette da neve: sono approdato alle Racchette nel momento in cui cercai qualcosa per muovermi nella neve profonda del sottobosco alpino. Quando ho capito che l'escursione nelle valli alpine non ha stagione e che le montagne sono straordinariamente affascinanti durante il lungo e rigido inverno temperato, ho cercato qualcosa che consentisse di muovermi anche nella neve alta. Da sciatore la soluzione naturale sarebbero stati gli sci da alpinismo, con pelli di foca e attacco snodato. Ma ai tempi di soldi non ce n'erano, e le racchette da neve si profilavano, evidentemente, come la soluzione più economica. Purtroppo venti e oltre anni fa in Italia le Racchette da neve erano  presenti solo nelle storie di Jack London, ma in una vetrina di un negozio di articoli sportivi di Biella, vidi un paio di Racchette americane Tubbs: fantastiche! Telaio in tubo d'alluminio, puntale snodato, rampone e pelle in tessuto poliammide rinforzato legata al telaio con una cinghia di cuoio. Prezzo: cinquecento e cinquantamila lire. In pratica quanto un attacco Silvretta e sci Tua per alpinismo. Fine del sogno? Non credo. Mi feci prestare un piegatubi manuale a pistone idraulico e, lavorando su diversi tubi di alluminio, con cuoio, pelle e Nylon riuscii a confezionare il primo paio di racchette, liberamente ispirate alle Tubbs biellesi. A quel primo paio di telai ne seguirono altre 3 paia. Oggi con rammarico devo riconoscere che questa bella avventura del "fai da te" è arrivata al capolinea. La neve di Devero 2014 ha dato il colpo di grazia a materiali forse troppo sollecitati e, comunque, invecchiati. Il telaio di una delle mie racchette ha ceduto. Il metallo, nella piega a freddo, aveva subito delle snervature che si sono squarciate sotto le sollecitazioni dei miei quasi 90 chili a pieno carico (di mio peso 70 kg). Il cuoio di un altro paio di racchette si è strappato nel punto di massima trazione, sul nastro di rotazione del puntale. Sono segni del tempo che passa, dei materiali che invecchiano. Oggettivamente non so se ho ancora la voglia di spendere notti insonni a riparare e rabberciare questi guasti. Ho trovato un costruttore canadese del Quebec che ... altro che Tubbs!! Speriamo mi risponda presto.

Senza racchette sarei sprofondato fino a metà coscia.

5 commenti:

  1. Sempre piacevole e intrigante leggere i tuoi reportage naturalistici...si sente quasi il rumore della neve calpestata dalle racchette da neve...l'incontro con Maurizio Biancarelli direi da ciliegina sulla torta... Biancarelli è certamente un fotografo naturalistico dalle capacità non comuni almeno secondo la mia personalissima opinione...
    Bravo Valerio... e complimenti per i pesi che sopportano le tue spalle!!!

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  2. Fabio, la verità è che il mondo è + piccolo di quanto si creda. Saremo si e no qualche milione e di italiani ... due o trecentomila. Altrimenti non si spiega come mai nello stesso B&B c'era ospite Biancarelli.
    Non lo conoscevo per fisionomia (non avevo mai visto un suo ritratto), ma mi sono accorto che non era un fotografo della domenica (come me) da cavalletto e testa. Al che è saltato fuori nome e cognome: non riuscivo a capacitarmi. Mi sono trattenuto fino all'autocensura, ho fatto solo un affondo su un argomento fotografico (che non ha raccolto, giustamente, alcuna reazione) e poi mi sono fermato.
    Fabio, vedessi che foto ai lupi dell'appennino, roba da NG America!! Sono scatti di Novembre - Dicembre dello scorso anno: freschissimi.
    Spero che si ricordi, come ha promesso, di avvisarvi dove verranno pubblicate, perchè una copia la voglio.

    Ti ringrazio del passaggio, un saluto.

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  3. Belle foto e bei posti. La foto che mi piace di più? La penultima, quella sulla cima del Corbenas: semplice, essenziale, netta.

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  4. Bello aver condiviso con voi quelle giornate, aver calpestato quella neve...E di ogni scatto ricordo il momento in cui ti è nata l'idea, in cui hai trovato la luce giusta, l'immagine che cercavi...e allora tutti fermi che Valerio deve scattare...ma con questi risultati vale la pena aspettare nella tormenta .Da ripetere..Ciao Cris

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  5. Dai Cri, non esagerare! Se tutto va bene facciamo il bis presto presto. Lo sai che ne ha messa giù ancora di neve fresca!
    Ciao e un saluto a Moreno.

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