contro- intestazione

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Appunti di Fotosub d'acqua dolce.

Fiume Sesia, San Nazzaro Sesia (NO) - Luglio.
Nikon F801, ob. Nikon AF 20/2.8 in Aquatica A80n + Dome port 8" Fuji Sensia 100.

Attualmente la fotosub in acqua dolce è il mio Working Around preferito e come tale è tutto in divenire. Quanto segue quindi altro non è che una sorta di taccuino da campo relativo ai "tuffi" eseguiti finora. La mia conoscenza di questa bizzarra ed affascinante attività fotografica è, perciò, tutta in evoluzione.

Il fiume risorgivo. Lama Grande di San Nazzaro Sesia (NO) - Luglio.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240

Inizialmente consideravo le fotosub una faccenda legata essenzialmente al mare. In realtà ho scoperto, cammin facendo, che le acque interne offrono opportunità veramente fantastiche. Chi è d'uso alle immersioni marine, non può essere indifferente alla varietà e alla quantità di vita presente nei pochi metri cubi d'acqua di uno stagno o di una polla sorgiva. Se nel nostro Mediterraneo incontrare una cernia di taglia è ormai un "evento", è stupefacente invece scoprire quanto sia frequente realizzare un faccia a faccia con un Luccio lungo quanto un braccio o con una Carpa da 15kg. Occorre solo ficcare la testa nel fiume, ed è decisamente emozionante.


Cosa si fotografa nelle acque dolci.
La varietà di forme di vita va dagli invertebrati ai mammiferi (e sì, può capitare l'incontro ravvicinato con la Nutria. Meglio lei del Surmolotto), passando per rettili ed anfibi. Ma il piatto forte sono i pesci. Ovviamente i pesci d'acqua dolce non si presentano nella varietà di forme dei pesci di mare. Fotograficamente parlando, però, non sono soggetti da sottovalutare. Molti ciprinidi sono decisamente appariscenti. La Tinca, ad esempio, ha uno splendido ventre giallo che vira al verde scuro, quasi nero, sul groppone. Meno colorati lo sono il Cavedano e il Barbo, ma anche qui , ad una visione più attenta , si possono scorgere piccole meraviglie. Come le pinne e il bordo dell''occhio rossi del Triotto e l'iridescente piccola Sanguinerola. C'è poi il Luccio la tigre dello stagno. La sua livrea macchiettata, che lo confonde con le piante acquatiche, è indubbiamente molto bella. E ancora, Trote e i Salmerini anch'essi pesci decisamente colorati. I fondali sono popolati da molte specie bentoniche, come il Cobite comune e di invertebrati quali il gambero di fiume e diverse specie di molluschi. Gli insetti acquatici sono un'infinità, dalle forme larvali delle libellule (Odonati) al Ditisco, al Ragno pescatore, allo Scorpione d'acqua, con un obiettivo per macro estrema c'è da tenersi occupati a lungo. A condire la scena vi sono infine la piante acquatiche, verdissime, e le piante terrestri che si spingono in acqua creando l'effetto giungla amazzonica.

Giovane Luccio, cave di Cerano (NO) - Luglio.
Nikon F801, ob. Nikon AIs 55/2.8 Micro in Aquatica A80n + macro port
Double Flash Sea&Sea YS-120 Fuji Sensia 100.
Carpe Comuni, cave di Cerano (NO) - Luglio.
Nikon F801, ob. Nikon AF 20/2.8 in Aquatica A80n + Dome port 8"
Double Flash Sea&Sea YS-120 Fuji Sensia 100.
GambusiaIdromedusa
Bivalve d'acqua dolce.Scazzone

L'immersione in acque dolci è una storia di spazi ristretti, di acque spesso troppo basse per consentire di pinneggiare. Ciò si traduce inevitabilmente ad un contatto ravvicinato con gli abitanti di questi ambienti. La cosa è di grande vantaggio per fare delle riprese fotografiche. A ciò si aggiunga, che i pesci d'acqua dolce in genere non hanno mai visto un subacqueo, quindi non lo identificano come un pericolo e anzi ne sono incuriositi. Ben differente dall'atteggiamento dei pesci marini! Le carpe, per esempio, ti vengono a vedere da vicino. Confesso che trovarsi davanti un bestione di 20 - 25 kg, inatteso e invisibile fino all'ultimo, fa trasalire. Anche il Luccio è interessato a tutto ciò che si muove nel suo territorio. Nel sud della Germania, dove è comune fare il bagno nei laghi bavaresi, talvolta capita che i grossi Lucci assaggino il garretto di qualche malcapitato bagnante. A me non è mai accaduto, ma spesso mi è sono accorto di essere "valutato" dall'occhio attento del grande predatore. Per fortuna, nostra, il Luccio non raggiunge dimensioni tali da poterci fagocitare!

L'occhio di un Luccio di circa 3kg mi fissa con insistenza, Fiume Sesia (NO) - Luglio.
Nikon D300, ob. Nikon AF-S 60/2.8 Micro in Sea&Sea MDX -D300 + macro base NX + S35 port.
Double Flash Sea&Sea YS-120 on TLC 4+8+8" arms.

Purtroppo scattare immagini subacquee in fiumi, fontanili, laghi e laghetti non è affatto banale. Effettivamente questo tipo di fotografia ha una forte connotazione tecnica, da cui non si può prescindere. L'acqua non è il nostro elemento naturale, e non lo è sicuramente per la nostra attrezzatura. Occorre difendere la fotocamera, e noi stessi, dall'umido. E serve farlo bene, altrimenti invece di fotografie porteremo a casa solo brutte, anzi bruttissime, esperienze.

Cosa cosa serve per fotografare nell'acqua.
Oh beh, a ciascuno quello che preferisce. Ai tempi della pellicola la fotocamera Nikonos la faceva da padrone. Da par mio ho sempre ritenuto che una fotocamera con mirino a traguardo, messa a fuoco a stima su scala graduata e tempi di otturazione limitati al 1/30, non valesse il prezzo a cui era venduta. Quindi scafandro reflex e via.

Aquatica A80n con dome 8" nel fiume. San Nazzaro Sesia (NO) - Settembre.
Nikon F801, ob. Nikon AF 20/2.8 Fuji Sensia 100.

Con la fotografia digitale anche gli estimatori della Nikonos hanno dovuto piegarsi all'utilizzo degli scafandri. Oggi la nuova frontiera sono le mirrorless. Gli scafandri per queste fotocamere sono veramente compatti con tutti i vantaggi che ne conseguono. Per me però non ce n'è come gli scafandri normali per Reflex, con tutte le tare, peso e ingombri, che si portano appresso.

Sea&Sea MDX-D800 con Dome 9.5"Il granchio pronto all'immersione

Le lunghezze focali utili in acqua dolce sono quelle corte. Ci si muove in acque mai troppo limpide e spesso in spazi angusti. Il Fisheye è utile! Anche in macro sarà raro poter trovare condizioni (acqua così limpida) da permettere l'utilizzo di LF superiori ai 100 mm. Non si deve sottovalutare questo aspetto, mai! Il rischio è di trovarsi a mollo con lo strumento "apicale" errato, e allora è troppo tardi.

Le mie focali subacquee per Full Frame e per APSC.
L'acqua non è limpidissima e il giovane Luccio è alla distanza limite, cave di Cerano (NO) - Settembre.
Nikon D300, ob. Nikon AF-S 60/2.8 Micro in Sea&Sea MDX-D300 +macro base NX + S35 port.
Double Flash Sea&Sea YS-120 on TLC 4+8+8" arms.
Anche la tartarughina è alla distanza limite, cave di Cerano (NO) - Settembre.
Nikon D300, ob. Nikon AF-S 60/2.8 Micro in Sea&Sea MDX-D300 + macro base NX + S35 port.
Double Flash Sea&Sea YS-120 on TLC 4+8+8"arms.

Poi servono delle luci Flash. Non ce n'è, il flash serve. Già solo per congelare il movimento dei pesci, la luce aggiuntiva è necessaria. Il tipo di torcia flash deve essere il più compatto possibile. Io purtroppo qui ho privilegiato altri aspetti e i miei YS-120 di Sea&Sea, o peggio l'YS-250, se mi consentono grande autonomia di lampi (100-150 ad immersione) sono veramente scomodi da brandeggiare e da gestire. Oggi Sea&Sea produce dei piccoli flash molto potenti come il D1. Quella è la strada giusta.

Flash subacquei di casa Sea&Sea: il vecchio 120, il potente 250 e  il piccolo e micidiale D1 (nel 2015 è stato presentato il D2)
Luccetto in agguato, cave di Cerano (NO) - Settembre.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240.
Double Flash Sea&Sea YS-120 on TLC 4+8+8" arms.
Un Persico sole congelato dal flash, cave di Cerano (NO) - Settembre.
Nikon D300, ob. Nikon AF-S 60/2.8 Micro in Sea&Sea MDX -D300 + macro base NX + S35 port.
Double Flash Sea&Sea YS-120 on TLC 4+8+8" arms.

Serve poi un supporto ai flash. Nelle immersioni marine si dispone di metri e metri d'acqua sopra, sotto, a destra e a sinistra, perciò il tipo di bracci snodati non è così importante come nelle immersioni fluviali. Nei piccoli spazi di rii e dei fontanili c'è bisogno di una mano "liberabile" e senza supporto flash ciò sarebbe impossibile. Inoltre l'immersione in acqua dolce è principalmente un'attività di snorkeling. Ciò significa stare appena sotto il pelo dell'acqua e, per forza di cose, il flash non potrà stare nella posizione ideale "sopra" la fotocamera. Il flash andrà da un lato o dall'altro della fotocamera e, più o meno, allo stesso livello dell'asse ottico. Ne consegue che, per avere un'illuminazione decente, sono necessari un paio di flash, una destra e l'altro a sinistra. L'apparecchio fotografico così combinato diviene una struttura veramente ingombrante. Di qui la necessità di supporti abbastanza compatti. Va tenuto conto, inoltre, che bracci devono poter mantenere la posizione anche in corrente, per questo motivo non potranno essere lunghissimi. Io trovo che i bracci Aquatica TLC da 8"+8"+4" siano l'ideale per questo genere di riprese. Sono sufficientemente lunghi per le riprese grandangolari, ma van bene anche per la macro. Inoltre i giunti a sfera sono delle morse veramente tenaci, utilissimi per mantenere le luci in posizione, anche in corrente (moderata).

I robusti bracci Aquatica TLC da 8"+8" e da 11"+11"

E poi serve tutto il resto.
Se si crede che l'attrezzatura fotosub sia il vertice delle problematiche tecniche della fotografia subacquea d'acqua dolce, si commette un grave errore. Diamine, per fare le foto in acqua tocca saltarci dentro, e per le acque interne non basta maschera e boccaglio. Piaccia o meno, bisogna ricorrere ad una muta e relativa zavorra. In effetti fiumi e laghetti possono presentare anche acqua piuttosto calda. Nel Sesia a Luglio mi basta la muta monopezzo da 3.5mm e un sotto muta per il solo corpo grosso, monofoderato da 2.5 mm. In effetti è poco lungimirante spendere tempo e fatica per gestire l'intera faccenda, ed infine poter restare a mollo pochi minuti. In termini percentuali sarebbe opportuno che la fase produttiva (scattare foto) occupasse almeno il 50% del tempo investito. Non il 5 o il 10%! Perciò l'abito non farà il monaco, ma aiuta molto.

Campo base estivo lungo fiume, muta in neoprene ad asciugare.Campo base nel boscone. L'acqua è lì vicino, anche se nella foto non si vede.

All'inizio dell'estate, o peggio, a primavera quando le acque sono più limpide, si devono affrontare temperature tra i 4 e i 14 °C. Dopo tanti anni di esperimenti, sono approdato alla muta stagna in trilaminato. Qui si apre un capitolo piuttosto tormentato che la ditta Icetech di Mandello del Lario ha consentito di chiudere. Di fatto sono stato spinto verso la muta stagna, non tanto per il freddo, ma per la considerazione che le italiche acque dolci non sono esattamente note per la loro purezza. Nonostante i miglioramenti nel trattamento delle acque di scarico dei collettori fognari (e sì di coli formi fecali tocca parlare: cacca) il carico batterico rimane ancora elevato. Pur scegliendo il corso d'acqua dall'aspetto molto "naturale" (aque limpide, lontano da zone abitate) il rischio è comunque presente.

Vestizione del trilaminato. Ovviamente fuori dell'acqua fa un caldo infernale.Finalmente a mollo nelle poco attraenti acque di ristagno delle Lame del Sesia.

Per il tipo di muta stagna ho preferito il trilaminato al neoprene precompresso. E' vero, il secondo è più caldo e soffre meno potenziali forature, ma ci mette di più ad asciugarsi ed è tremendamente pesante. Tutto l'armamentario infatti occorre portarselo nello zaino, non c'è nessuna barca appoggio del Diving Center!!. Una nota su Calzari e Pinne. E' molto comodo utilizzare pinne per calzata a scarpetta. Con la stagna il problema non si pone perché solo questo tipo di pinne sono utilizzabili, ma con la muta umida è bene avere un calzare con una bella suola spessa. I ciottoli del fiume sono puntuti e le rive spinose. Non ci si trova quasi mai su una comoda spiaggia di sabbia fine fine! Inoltre spesso si fa a meno delle pinne e per avanzare si ... cammina.

Un trucchetto FONDAMENTALE.
Le acque dolci sono ricche di vita. Tra le forme più diffuse, dentro e fuori dall'acqua, ci sono le onnipresenti zanzare. Di quelle in acqua non c'è da preoccuparsi, il problema son quelle fuori! Beh, è vero, si è vestiti come dei palombari e si sta immersi nell'acqua. Ma c'è un punto debole: il tubo dello snorkel. Le zanzare sono attratte dall'anidride carbonica del respiro e si infilano nel tubo. Dopo averne mangiate un paio ed essermi strangolato altrettante volte, son corso ai ripari. Con un pezzo di tulle fermato da un elastico all'estremità del tubo, il problema è risolto. Senza questo "accessorio" giuro, non scendo neanche dall'automobile!

Maschera con filtro anti-mosquitos allo snorkel.

Dove conviene immergersi.
Ma nei luoghi che già si conoscono no? Ma la domanda vera è QUANDO. Le acque sono più limpide in pieno inverno, mentre in estate i fiumi hanno portate ridottissime e lo sviluppo algale è al massimo livello. Nella stagione calda quindi l'acqua è sì più affrontabile, ma è meno limpida ed è povera d'ossigeno che significa meno visibilità e meno pesci. La stagione migliore è la primavera, non c'è dubbio, ma acqua e aria sono fresche. Ciò detto, per quanto ho sperimentato io farei delle distinzioni.

Un corso d'acque risorgive nel Parco del Ticino. Galliate (NO) - Luglio.
Nikon D800, ob. Nikon AF-S 24-70/2.8 G

I Fiumi.
Ho imparato che non ci si butta nel corso centrale di un fiume torrentizio. La corrente è tale che è impossibile realizzare qualche scatto decente. E poi è pericoloso. I pesci del resto stanno nei ritorni di "morta" dove possono pinneggiare meno. I fiumi a lento corso sarebbero interessanti, ma sono anche tanto marroni. Io cerco qualche ramo laterale, magari dove l'acqua è più limpida perchè filtra dalla barene a monte. Talvolta riservano sorprese, certo non nelle spianate di ciottoli, ma sotto le rive più ombrose: è lì che si radunano centinaia di avannotti.

Nel buio del bosco. Lama Grande di San Nazzaro Sesia (NO) - Luglio.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240.
Deserto di fango e ciottoli e avannotti tra le fronde. Che bella differenza! Fiume Sesia, San Nazzaro Sesia (NO) - Luglio.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240,
Double Flash Sea&Sea YS-120 on TLC 4+8+8" arms.
Ansa del fiume Sesia, Parco delle Lame del Sesia (NO) - Settembre.
Nikon F801, ob. Nikon AF 20/2.8 in Aquatica A80n + Dome port 8"
Single Flash Sea&Sea YS120 Fuji Sensia 100.

I fossi.
Genere di luoghi non indicato agli schizzinosi, perchè qui ci finisce dentro di tutto. I fossi di irrigazione sono lo scolo della chimica agricola. Se con fosso però si intende piccolo corso d'acqua, magari risorgivo, allora le cose cambiano. Sono luoghi meravigliosi dove nell'ombra dei rami morti o delle fronde aggettanti si riparano Trote e Sanguinerole. Bello, angusto, ma bello.

Fosso di irrigazione: ho immerso solo la fotocamera. San Nazzaro Sesia (NO) - Agosto.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240.

Le Cave.
Sono alla fin fine dei piccoli laghi nei quali trovano rifugio molte specie di pesci anche pregiate. Se la qualità dell'acqua è buona sono i luoghi migliori dove praticare fotosub. E qui si può pensare di portarsi anche il bombolone ARA! Però le cave sono spesso soggette a fenomeni eutrofici. Le esplosioni algali possono compromettere la visibilità e, addirittura, soffocare ogni forma di vita.

A 4 metri di profondità una bella nebbiolina batterica soffoca tutto e le piante acquatiche si salvano staccando fittoni.
Cave di Cerano (NO) - Settembre.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240.
Double Flash Sea&Sea YS-120 on TLC 4+8+8" arms.
Persici sole tra i rami e le piante acquatiche. Cave di Cerano (NO) - Settembre.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240.
Double Flash Sea&Sea YS-120 on TLC 4+8+8" arms.

I laghi alpini.
Se si riesce a caricarsi tutto il necessario in spalla e ad avere la forza per trascinarlo a 1500-2000 metri di quota, allora si potranno fare delle foto straordinarie. Certo, non tutti i laghi sono limpidissimi, e le acque fredde ospitano solo Trote o Salmerini, ma gli anfibi di montagna sono soggetti interessantissimi. Io ci sto provando da anni.

Lago Nero, Alpe Buscagna, Devero (VB) - Giugno.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240.
Lago Azzurro, Alpe Devero (VB) - Agosto.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in
Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240.
Ammasso di uova di rana nel Lago Nero Alpe Devero (VB) - Giugno.
Nikon F801, ob. Nikon AF 20/2.8 in Aquatica A80n + Dome port 8"
Single Flash Sea&Sea YS-120 Fuji Sensia 100.
Tritone alpino del Lago Nero. Devero (VB) - Giugno.
Nikon D300, ob. Sigma HSM 8-16/4.5-5.6 in Sea&Sea MDX-D300 +ER40+ Dome port 240.
Double Flash Sea&Sea YS-D1 on TLC 4+8+8" arms.

I Grandi Laghi.
Salvo problemi legati alla balneazione sono ricchi di hot spot per la fotosub. Cercare il luccio nel canneto o contare le trote nello scarico di una idroelettrica è veramente emozionante. E' un po' che non ci vado, e confesso di non aver mai fatto foto. Mi manca un bel primo piano della Bottatrice.

Pericoli.
Non bisogna mai sottovalutare la forza dell'acqua. I fiumi sono pur sempre acqua in movimento. Per quanto lento sia il fluire, opporsi alla deriva è faticosissimo. Scegliere il punto di immersione significa selezionare il luogo più sicuro, lontano da chiuse e mai in forte corrente. Ci vuole proprio poco per restare incastrati sotto un ramo e qui bloccati dalla pressione della corrente. Lo sa bene chi pratica canoa. C'è poi un altro pericolo molto più subdolo. Le acque interne sono i collettori di scolo di tutte le attività umane. La qualità, in termini strettamente bio-chimici, dell'acqua non è mai nota a priori. Premunirsi significa non ingerire l'acqua e non immergersi se si presentano escoriazioni non rimarginate. Il peggior pericolo a riguardo è il virus della Leptospirosi, più probabile in primavera, ma anche le Epatiti giocano un bel ruolo.

Fine degli appunti.
Allora io allo stato delle cose sono arrivato fin qui. Non ho mai incontrato un Siluro o un pesce gatto e mi manca il faccia a faccia con la Nutria e il Tuffetto (o lo svasso), quindi di cose da fare ce ne sono ancora tantissime. In effetti in questi ultimi 10 anni ho collezionato poche immersioni "dolci", ma quelle occasioni, pur rare, sono state sempre molto significative. Gli ostacoli logistici, tecnici, fisici ed economici che queste riprese impongono sono ampiamente compensati dall'intensità delle emozioni vissute. Certo, va detta tutta, un tuffo in un fiume è sempre un mazzo improbo!!

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