contro- intestazione

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Riso Amaro

Amaro?!?
Ma va là! L'hai mai provato con le verze, fagioli e cotica di maiale? Si chiama Paniscia.
Premessa. La coltivazione del riso richiede terra piatta, sole, acqua e oggi parecchia tecnologia. Nei secoli la gente della bassa ci ha dato un po' dentro e ha cambiato i connotati della terra in cui vive. Bello o brutto, giusto o sbagliato, così è. Secondo me però è bene esserne coscienti.

Pronto per il raccolto. Mosezzo (NO) - Ottobre.
Nikon FM2n, ob Tamron SP 400/4 LD, Manfrotto 055 head 068, Fuji Sensia 100, finestrino.
Stoppie in fiamme, San Nazzaro Sesia (NO) - Dicembre.
Minolta X700, ob. Tokina 400/5.6, Ilfochrome 100, car top.
Riso di luglio, Mosezzo (NO) - Luglio.
Nikon FM2n, ob. Nikon AF 35/2. Fuji Sensia 100,
Manfrotto 055 testa 068

Di riso ce n'è tanti tipi, molti naturali, altri selezionati dall'uomo. Tutti però, per germogliare, crescere e dare frutto, hanno bisogno di acqua e fango. Così l'uomo ha inventato la Risaia. La Risaia è ben di più che un campo coltivato a riso. La Risaia è una piscina, un lago, una palude controllabile, e infine una aiuola fertile. La Risaia è un contenitore di ricchezza che deve essere nutrito e vezzeggiato perché il frutto che elargisce, la messe, il raccolto, è ancora oggi un prodotto di grande valore. In un paese come il nostro, dove le risorse primarie in ogni settore industriale provengono da oltre confine, rimangono solo i campi, l'agricoltura, a produrre materia prima. E il riso è una di queste; peraltro una delle più importanti. Il Riso rende, e si cerca di farlo fruttare, giustamente, il meglio che si può; e allora l'ingegno umano si è dato da fare indagando, spremendo, migliorando, ogni fase del processo produttivo al fine di massimizzarne l'efficienza. Dal diserbo chimico, alla concimazione, alla gestione della risorsa idrica, ogni aspetto della faccenda è stato analizzato e studiato con micragnosa attenzione. Così è che, da 50 anni a questa parte, la Campagna è stata trasformata da "luogo dove vivere” ad una vera a propria fabbrica, votata alla produzione del chicco bianco.

Spuntano le piantine e si scoprono le indecisioni del trattore. Confienza (PV) - Maggio.
Nikon D3 ob. Nikon AF-S 200-400/4 VR II G, finestrino.
Risaie allagate, strada tra Novara e Vercelli - Aprile.
Nikon F4E, ob Nikon AF 180/2.8 IF-ED, Fuji Sensia 100, mano libera.

Il paesaggio è cambiato di conseguenza, a cominciare dagli alberi. Lungo le strade i filari di pioppo sono spariti un po' ovunque, perché gettano ombra sul riso e quindi quel quarto di pertica di risaia non renderà come dovrebbe. Anche i bei gelsi, la cui coltivazione era legata all'allevamento del baco da seta, non ci sono più. Figurarsi, la seta la importiamo dalla Cina che costa meno, e quelle piante imbrogliano e basta. Caspita che cortocircuito storico! Infine chi ha più bisogno dei boschetti di robinia per la legna del camino? Ci accorgiamo della loro scomparsa solo nella stagione dei chiodini (funghetti locali molto apprezzati). Nella coltivazione del riso un aspetto molto importante è legato alla battaglia contro le piante infestanti. Le erbacce sono in grado, in breve tempo, di colonizzare la risaia e ridurne drasticamente il rendimento produttivo. Di qui i diserbanti. “Che grande invenzione!”, avranno pensato gli agricoltori negli anni 50 e 60. Ti ammazzavano le erbacce con perizia e metodicità, con un risparmio di manovalanza da 200 a 1: non c'è gara. Così, dal dopoguerra, la campagna risicola sì è progressivamente spopolata. La riduzione del numero di addetti è la più appariscente conseguenza della ricerca del massimo rendimento agricolo. E' triste vedere cadere a pezzi le vecchie cascine abbandonate. Almeno in questo disfacimento non c'è da preoccuparsi di scorie inquinanti: quegli edifici erano fatti di mattone cotto, pietra (serizzo), sassi di fiume e legno di quercia. Accidenti, tutti materiali oggi molto costosi (!).

Pioppi lungo una riva. La foto è di pochi anni fa: ora non ci sono più. Monticello (NO) - Giugno.
Nikon D3, ob Nikon AFs17-35/2.8 ED.
La strada per Ponzana, larga il giusto per passare; se incontri un ciclista è un guaio.
Ponzana (NO) - Maggio.
Nikon F4E, ob Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, Fuji Sensia 100,
Cascine come fortificazioni in mattone. Vespolate (NO) - Maggio.
Nikon D700 ob. Nikon AF-s 200-400/4 VRII.
Cascinale in abbandono, lungo la via Valsesia è un susseguirsi di ruderi.
San Nazzaro Sesia (NO) - Febbraio.
Nikon D3, ob Nikon AF-S 70-200/2.8 ED G VR II

Purtroppo il diserbo chimico ha portato a ben più tristi conseguenze; i pesticidi, negli anni, sono percolati nel suolo raggiungendo le falde acquifere, e lo hanno fatto così bene che oggi l'acqua potabile viene stillate da profondità imbarazzanti. Atrazina e Bentazone sono nomi noti, a noi della bassa, dalle cronache di fine anni '80. L'uso dei diserbanti ha portato alla quasi estinzione di molte specie di piccoli animali. Le libellule, che popolavano il cielo della mia infanzia, oggi sono rare; infatti le larve acquatiche degli odonati catturano l'ossigeno con le branchie e sono perciò molto sensibili alla qualità dell'acqua. Per colmo di sfiga, invece, le zanzare sono in grado di sopravvivere e riprodursi anche in acqua fetente, tanto respirano da uno snorkel, un tubo, e se l'acqua è una melassa anossica a loro non fa nè caldo nè freddo. E noi tartassati da nugoli di zanzare non più decimate dal loro principale predatore, la larva di libellula, appunto (un secondo corto circuito). Anche i pesci hanno subito una fortissima riduzione, in numero e varietà. A partire delle piccole Tinche che un tempo erano allevate in risaia (ma di ciò è rimasta memoria solo nel racconto dei vecchi). Francamente anche la Tinca, come specie, tra un po' finirà con lo sparire del tutto! I fiumi stessi, impoveriti d'acqua per captazione agricola, non sono stati più in grado di ospitare pesci pregiati come la trota marmorata, la fario o il temolo. Il Sesia in Luglio è un rigagnolo basso basso ed è più caldo della mia doccia: come pretendere che una trota possa sopravvivere in quella broda color del té? Anche le rane hanno subito il colpo, registrando una forte diminuzione. Questi anfibi, dalla pelle permeabile, per quanto robusti, sono molto sensibili al contesto ambientale. Lo dico con grande rammarico, da buongustaio amante di tutte le specialità culinarie legate a questo simpatico anfibio: le rane, oltre che ridursi in numero, si sono ridotte in dimensione. Addio zuppetta di cosce di rana!!

Una libellula sull'antenna della mia Panda. Pagliate (NO) - Luglio.
Nikon D700, ob Nikon AFs 17-35/2.8 ED./td>
Salvateci voi dalle zanzare o ragnetti del riso!! Mosezzo (NO) - Luglio.
Nikon FM2n, ob Tamron SP 180/2.5 LD-IF Fuji Sensia 100.
Fosso d'irrigazione come lo vede una rana. San Nazzaro Sesia (NO) - Agosto.
Nikon D300, ob. Sigma 8-16/4.5-5.6 housing MDX-D300 Dome 240
Un fosso di irrigazione all'inizio dell'estate. Vespolate (NO) - Giugno
Nikon D3, ob Nikon AF-S 200-400/4 VRII G

Per la coltivazione del riso l'acqua è un elemento di importanza cruciale. Non stupisce quindi che l'ottimizzazione della risorsa idrica si sia trasformata in una vera battaglia, combattuta (oggi) con le più ricercate soluzioni tecnologiche. Un esempio sono i livellatori Laser che tirano il fondo delle risaie piatto come un biliardo. Le lame del trattore, guidate dal computer, vantano una precisione teuto-nipponica e sono in grado di eliminare quegli inutili avvallamenti e imperfezioni che si "mangiano" acqua a tradimento. Peccato che proprio in queste "imperfezioni" le larve degli insetti, i gamberetti, i pesci e i girini trovano riparo tra una "sciutta" e l'altra. E allora si salva solo chi è nel fosso! Sempre che non sia l'anno del rifacimento delle rive dei canali irrigui, perché allora entra in azione un altro attrezzo che modella a squadra l'argine di terra. Fortunatamente questa è un'attività svolta in inverno quindi a "restarci secchi" sono solo quei ranocchi così fessi da scegliere le rive per ripararsi dalla frusta del gelo. Le belle piante acquatiche, che ancora oggi colorano i pochi corsi d'acqua risorgiva, erano diffuse ovunque nelle rogge all'ombra dei pioppi. Queste “fontane” erano rifugio per una miriade di animali acquatici e non solo. Sugli argini le siepi di more fiorivano insieme a biancospini e altri rovi, dando nutrimento alle api e rifugio agli uccelli, alla lepre a al tasso. Ma ora deve passare lo “spiana fosso”, quindi via gli alberi e via i rovi. Tutti sfrattati. E le piante acquatiche? Nel sole diretto sono soffocate dalle alghe brune che proliferano nell'acqua resa super-nutriente a causa dei fosfati di concimazione percolati dal terreno circostante. Olè!

Un rio sorgivo nell'ombra degli ontani, ma qui è Parco Lame Sesia. Villata (VC) - Giugno.
Nikon D700, ob Nikon AF-s 17-35/2.8 ED, circular pola, Gitzo GT3541LS Arca B1.
Fagianella è meglio che esci da lì, sta arrivando la mietitrebbia.
Mosezzo (NO) - Ottobre.
Nikon FM2n, ob Tamron SP 400/4 LD-IF Fuji Sensia 100.
Un fagiano cera riparo dalla doppietta tre un capo e un condotto d'irrigazione.
S.Bernardino di Briona - Agosto.
Nikon F801, ob Tamron SP 400/4 LD IF, Fuji Sensia 100, fnestrino.
Airone Guardabuoi versus John Deer. San Nazzaro Sesia (NO) - Febbraio.
Nikon F4E, ob. Nikon AIs 600/4 Fuji Provia 400, tripod Gitzo Studex G5 head Arca B1g.

Infine, e questa è storia di oggi, il tipo di riso. Un riso nuovo che non richiede una spanna d'acqua per venire grande, ma si accontenta di fango inzuppato. Il panorama quindi sta ancora cambiando, allontanando sempre di più il paesaggio agricolo dal concetto di canonico di “Campagna”. Questa terra non è più un luogo dove vivere, ma uno spazio di collegamento tra una città e l'altra, uno spazio vuoto che non disturba nessuno a riempirlo di viadotti, varianti stradali, capannoni di cemento o Impianti a Pannelli Solari. Quest'ultima opzione mi crea qualche sconcerto. Trovo assurdo che su una delle terre più fertili al mondo sia più vantaggioso stendere pannelli di silicio per produrre qualche MW utile, forse, a caricare l'Ipad o a fare due lavatrici in più. Ma non c'è qualcosa di più importante in questa vita che i Gadgets dell'UNIEURO? Mi piace ricordare come, ancora nell'alto Medio Evo, questa pianura fosse coperta da una fitta foresta di querce e ontani. Generazioni e generazioni di infaticabili contadini hanno sradicato l'antico bosco di palude ricavando spazio per coltivi e greggi. Poi, più avanti, altre generazioni di uomini e donne si sono spaccate la schiena a levare a forza di braccia le "pere" (grossi sassi di fiume) che rovinavano il vomere dell'aratro, votando infine questa terra alla speciale coltivazione del riso. Ora questa campagna è una grande aiuola umida, che risplende (ancora in molte zone) ad aprile, diventa verdissima tra maggio e luglio, si infiamma color dell'oro in ottobre per ritornare, infine, grigia e tristissima nel freddo dell'inverno.

Risaia poco prima di essere allagata: ma forse è già allagata così, mah! Confienza (PV) - Aprile.
Nikon D3, ob. Nikon AF-S 24-70/2.8 G.
4La A26 tra Casale e Romagnano ed il raccordo A4 di Novara EST.
San Nazzaro Sesia (NO) - Aprile. Agognate (NO) - Ottobre.
Nikon FM2n, ob. Nikon AF 85/1.8 Manfrotto 055 testa 068, Fuji Sensia 100.
Nikon F801, ob Nikon AIs 16/2.8 fisheye Sesia 100, Helicopter!
Da Gennaio a Novembre

Chi corre in auto sulla A26 o sul tratto della A4 tra Carisio e il Ticino, un occhio su questa campagna piatta e tutta uguale, che lo voglia o meno, ce lo butta per forza. Non so se qualcuno, ogni tanto, ha la curiosità di fermarsi a osservare meglio. Non credo, ma se accade, mi piace pensare che non rimanga indifferente al gracidare delle rane o al riflesso del sole sull'acqua. O di più, decida di assaggiare un risotto come iddio comanda e quindi esca dall'autostrada alla ricerca di una trattoria (di quelle giuste). Spero che, ogni tanto, questo accada.

Va beh, a qualcuno dovevo dirlo e a te che hai avuto la pazienza e la curiosità di leggere fin qui, spero d'aver sollecitato qualche elemento di riflessione (che male non fa, mai).

Un monito per le altre cornacchie? Non credo che funzioni.
S.Bernardino di Briona (NO) - Giugno.
Nikon FM2n, ob Nikon AF 35/2 Fuji Sensia 100, hands hold.


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Note Fotografiche.
Ai più attenti non sarà sfuggito che questo post contiene foto recenti e foto un po' vecchiotte, eseguite in pellicola. Tra queste ce n'è una veramente d'epoca. E' uno scatto che risale all'inverno del 1989, un'immagine a cui tengo molto e che voglio raccontare.
Stoppie in fiamme, San Nazzaro Sesia (NO) - Dicembre.
Minolta X700, ob. Tokina 400/5.6, Ilfochrome 100.
Da pochi mesi possedevo una Minolta X700, la mia prima reflex (un usato "sicuro"). In quell'estate trovai, sempre usato e per poche lire, un Tokina 400/5.6 passo a vite. Con pochissima spesa acquistai l'anello adattatore Minolta e voilà, ecco il mio primo teleobiettivo, che pur avendo il controllo diaframmi Stop Down, per me allora era il top della tecnologia che mi potessi permettere. Di vetri ED, LD, insomma a bassa dispersione, in quel tubo di alluminio satinato non ce n'erano. Ovviamente la messa a fuoco era manuale, ma la cosa non mi impicciava (avevo occhi buoni). Grave era, invece, che quel tele non disponesse di attacco treppiedi il che ne limitava molto le possibilità di utilizzo (solo l'anno successivo il mio amico Moreno realizzò al tornio una staffa per sorreggerlo sul cavalletto).
Quella sera di Dicembre, invece di essere a casa a studiare, ero in giro per i campi sulla mia Panda 750. Ricordo che la terra e il cielo erano in fiamme, mi fermai su uno sterrato (nei pressi di Biandrate) per guardare meglio e, magari, provare a immortalare quei colori. Le stoppie bruciavano in lontananza producendo un fumo spesso e acre. Un bel vento da est, gelido e teso, manteneva l'aria limpida. Provai a cercare l'inquadratura giusta con il Minolta MD 70-210/4, ma le fiamme erano troppo lontane quindi nell'mmagine apparivano piccine e insignificanti. Allora tentai con il 400/5.6. Il buio rendeva la messa a fuoco difficile e approssimativa. Trattandosi di un soggetto molto lontano, usai la tacca di infinito sulla scala di messa a fuoco per ottenere la ricercata nitidezza. Il problema era tenere la fotocamera ferma per quei 2-4 secondi di esposizione (e no,il tempo di otturazione proprio non me lo ricordo). Non potendo usare il treppiede (e poi quello che avevo era indegno), pensai bene di appoggiare fotocamera e tele sul tetto della Panda, tenendo il tutto fermo con la borsa foto. Tra scatto a filo, autoscatto e apnea, feci 4 o 5 foto (o forse meno) su pellicola Ilfochrome 100 (quattromila lire per 36 pose). Ottenni questo scatto che ancora oggi, nonostante la povertà tecnica complessiva, rimane la mia miglior foto all'incendio delle stoppie del riso. Sono i due fuochi paralleli e il fumo illuminato dalle fiamme a dare sostanza a questa immagine poverissima di elementi. La linea delle Alpi, nel cielo rosso invernale, chiude le quinte, una sintesi un po' brutale della terra dove vivo. Non mi è più capitato di vedere nulla del genere. 

Oggi potrei fare meglio? Non lo so mica. Di certo gli attrezzi di cui adesso dispongo sono infinitamente migliori, ma per una foto che funziona serve ben di più del solo strumento che la registra, occorre l'occasione e il colpo d'occhio, e servono entrambi, insieme nello stesso momento! Secondo me questo è il bello del gioco del fare fotografie, si può passare mille volte per la stessa strada in mille momenti diversi della giornata, ma quell'istante, quel giorno particolare, può essere diverso e può regalare, in una frazione di secondo, un'immagine speciale. E domani di nuovo si ripete d'accapo in un moto perpetuo che non ha fine.

Se sabato non piove vado a fare un giro con le fotocamere.
Ciao.


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Mensaje para los ladrones de Playa de la Ventana, Tamarindo.

Estimado señores, además de los valores que me han quitado, que no pretendo nada, entre mis papeles había un objeto de ningún valor para usted. Era la tarjeta de la obra de mi padre, el que ya no está con nosotros desde hace varios años. En la tarjeta està escrito: Luigi Brustia (que era el nombre de mi padre) Comune di Novara (donde trabajó durante cuarenta años). No cuesta nada enviarlo de forma anonima en el centro Parque de Las Baulas en Playa Grande. Sólo le pido un gesto de misericordia. Os saludo a vosotros, sin algun resentimientos.



6 commenti:

  1. Spettacolare servizio sul 'tuo' riso ! Ho finito da poco di leggere un servizio sul National Geographic sul riso nostrano e sull'accelerazione data alla sua coltivazione in Italia fin dai tempi del Cavour e devo dire che il tuo non sfigura, anzi ! Complimenti vivissimi alla tua perizia, al tuo entusiasmo e alle tue splendide e coinvolgenti fotografie !

    Ciao,
    Adriano.

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  2. Ciao Adriano, grazie, ma esageri. Il mio archivio non può che essere pieno di foto di risaie: ci vivo in mezzo!
    Quello che so me lo hanno raccontato i giornali di qui e .. gli agricoltori a cui rompo le balle. E poi dai racconti di mio padre (è chiaro).
    Beh, mio nonno paterno (che non ho praticamente conosciuto) "soleva" andare a caccia con il Winchester (!) per sparare ... al Tasso!!
    Attorno alla cascina che aveva in affitto, ce n'erano ovunque. Ma parliamo degli anni tra le due guerre e la campagna era molto diversa.
    Purtroppo noi non l'abbiamo vista e non la vedremo mai, ma doveva essere spettacolare.
    Un saluto e grazie del passaggio.

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  3. come sempre .... sono foto veramente eccezionali, bravo Valerio!!!

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  4. GRZ Ste!! Però non vale ... siamo parenti.
    Mi fa piacere che passi di qui.
    Va che ho recuperato la gomma adesiva per il cruscotto della tua auto.
    E' in anticamera da una settimana, certo che se non te lo dico ...

    ciao e grazie

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  5. Ciao cugi! Sempre spettacolari i tuoi "colpi" di blog. Le foto fuori discussione come al solito. Resto sempre del parere che questa è la tua vera professione. Mi piacerebbe postare questo bell'articolo su FB. Posso? un abbraccio!

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  6. Paola, non c'è problema.
    Comunque se questo fosse il mio "mestiere", sarebbe una bella sfida pagare il mutuo perchè ste robe qui, in verità non glie ne frega un tubo a nessuno, sia nella forma che nel contenuto. Per noi è diverso, siam di qui!
    Una precisazione: nella paniscia ci va anche il salam dla duja... ho omesso per evitare un eccessivo regionalismo.
    Ciao Paola e grazie della visita

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