contro- intestazione

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Riempi e svuota il sacco

E' una questione piuttosto spigolosa e che interessa tutti i fotografi escursionisti, il tema: lo ZAINO. Non esiste una soluzione ideale, o meglio sì esisterebbe e si chiama PORTATORE, ma non siamo inglesi dell'800 quindi direi che questa opzione è da scartare a prescindere. La borsa foto non è la scelta corretta per escursioni più o meno lunghe su terreno sconnesso, lo zaino diventa subito una condizione obbligata.

Zainame

Ora, l'industria di settore ha un importante filone dedicato a noi e relativo ai BACKPACK, e siccome noi siamo disposti a pagare belle palanche per i nostri attrezzi, ecco che questa industria ci lusinga con borse super fichissime e super costosissime. Nulla di disonorevole a sacrificare un rene in cambio di uno strumento ideale, ma in questo caso le cose stanno veramente così? Siamo sicuri??

Qui vi porto la mia esperienza personale. Nelle foto che seguono c'è un po' della mia storia fotografica e poi una secca analisi di 4 zaini che utilizzo nelle mie uscite. Attraverso queste mie scelte più che altro vorrei condurre ad una ragionevole riflessione, non sono titolare di verità rivelate, sono solo uno che va per i boschi almeno 1 volta alla settimana.

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Dall'inizio degli anni '90 ho dovuto risolvere il problema di come andare su per i monti portandomi appresso un tele grosso e magari un treppiede (in quegli anni il mio tele era il Tamron 400/4 SP-LD ed il treppiede un pratico Manfrotto 190 accorciato a mano). Per molti anni il mio zaino da montagna è stato un Berghaus 50L a gerla, scelta di necessità. Il caricamento dall'alto è odioso ed accedere all'attrezzatura fotografica e mantenere un ordine decente è una impresa demoralizzante.

Come tutti, appena ho potuto mi sono procurato uno zaino foto. Questi era il magnifico LowePro PhotoTrekker AW. Lo zaino era favoloso, peccato che la borraccia proprio non sapevo dove infilarla, così come la maglietta di ricambio, i guanti, la giacca a vento... il panino. Mi arrangiavo, in qualche modo. Quello che però non potevo "arrangiare" era il suo PESO. Le belle imbottiture erano spesse, molto spesse, così come l'involucro tutto. Vado a memoria e credo che VUOTO superasse i 3 kg. 3h di cammino con quel vagone sulle spalle erano un guasto inutile anche per un quasi 30enne abbastanza tonico. Lo vendetti.

Alta val Divedro con LowePro - Gennaio 1998.

Ma la legge della fotografia non demorde. Cerco un altro zaino foto. Lo trovo nel 2001 da TENBA, è un modello molto piu' leggero del LowePro, ha una bella forma, non è enorme ed il 400 ci stava.
Cio' nonostante sono stato costretto ad arrangiare soluzioni di fortuna. La rete mimetica, minimale, puo' star dentro schiacciata come una sottiletta e la giacca a vento fuori agganciata in qualche modo. La rain cover per il tele occupa lo spazio in testa al 200-400 e la rete mimetica fogliata, nel suo sacchetto, è agganciata sotto.

Il Tenba stipato al limite
Il Tenba riarrangiato alla bisogna, ma resta sempre fuori qualcosa.
Qui percorro una spiaggia atlantica con in spalla il Tenba riarrangiato alla bisogna. Coto de Donana, gennaio 2002

Con questo zaino Tenba ho girato un bel po', ha percorso con me gli ultimi anni del film per approdare alla stagione digitale. Come accenntato ho dovuto fare delle modifiche. Con ago e filo ho adattato una fascia lombare di un altro modello Tenba a questo zaino e ho adattato una coppia di lacci per fermare, sotto allo zaino, quelle cose che là fuori servono (e nella foto atlantica si vedono bene).
Questo zaino ce l'ho ancora e talvolta lo uso per i trasferimenti in automobile, ma per quanto più leggero di qualunque Lowe questo TENBA mi lascia irrisolto il solito problema, ben illustrato nelle precedenti immagini (ora digitali).

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Tutte soluzioni di fortuna, a cui mi sono piegato pur d'avere lo ZAINO foto e obiettivi e fotocamere ben ordinate e pronte (più o meno) all'uso. Il colpo di grazia a questo tipo di zaini me lo ha sganciato la GRANDE BERTA.

la Grande Berta

Lo zibibbo qui sopra nel Tenba non ci stava nemmeno a piangere in aramico e io ce lo volevo portare in montagna. Al tempo cercai una soluzione CANONICA. Scartata l'opzione ZAINO PER TELEOBIETTIVO, perché non fotografo solo con il tele ma anche con altri obiettivi e, come già detto, serve spazio anche per generei di necessità, la proposta della già nota LowePro era il PhotoTrekker 600 AW. Su catalogo era molto bello, poi però, metro alla mano...

Protrekker 650AW.
Protrekker 650AW, non penso proprio.

Con tutto il rispetto, senza offesa per nessuno, MA TI SEMBRA??? Combinato così fai 200 metri e sei morto e se ti incontra qualcuno, ride (a ragione). Beh anche no, io passo.
Correva l'anno 2009 e il mio bel 600/4 VR da qualche parte dovevo metterlo. Nel vecchio Berghaus ci stava , ma avendo solo l'accesso da sopra, per mettere il tele nel sacco o per estrarlo, lo zaino andava rifatto tutto, completamente, ogni volta. Voleva dire foto perse. Per sfortuna (mia) io non lavoro vicino a casa ma vicino a Corsico (MI). In quegli anni Decathlon aveva in Corsico uno dei suoi punti vendita meglio riforniti. Un giretto in pausa pranzo e mi cade l'occhio sullo Zaino Foclaz 45L marrone e nero: 49 euro. Lo guardo, lo apro, lo provo, lo chiudo, ci penso, torno il giorno dopo e lo compro. Una scelta semplice, forse, non scritta da nessuna parte, non suggerita da nessuno, solo un po' di buon senso (una volta ogni tanto) e da quel giorno ho cambiato il mio modo di trasportare l'equipaggiamento fotografico in qualunque posto io vada.

Eccolo qui in una foto del 2009, dentro c'è il Nikon 600/4 VR con la D3 innestata e un po' di altre cose
Al Gran Paradiso il Forclaz 45 si dimostrò uno zaino essenziale ed efficace.

Tutto sto bel preambolo per dire che un buon zaino da montagna, pensato per avere una ergonomia adatta a lunghe camminate e a sforzi prolungati, è perfetto per accompagnarmi dove mi piace andare: su per i bricchi. Questo zaino in particolare mi ha seguito per due volte in Finlandia, sempre con il 600/4, poi in Quebec, ma qui con il 200-400/4 ed infine in Costa Rica dove, purtroppo è rimasto, quasi vuoto, nelle mani dei ladrones della Ventana, ma questa è un'altra storia.

Uno zaino alpino deve avere delle caratteristiche specifiche che il vecchio Forclaz 45L aveva.

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Prima di procedere nella descrizione è bene che chiarisca un aspetto: all'interno di uno zaino MONOVOLUME obiettivi e fotocamere devono essere intrinsecamente protette per ovviare collisioni/sfregamenti che provocherebbero danni. La cosa per me non è un problema perché le mie fotocamere, dal giorno dell'acquisto, vivono dentro ad una muta di neoprene LensCoat. Così tutti i miei tele e i grandangoli e i macro, hanno il loro vestito di neoprene monofoderato.

Obiettivi e fotocamere protette. 

Fatta questa doverosa premessa, vi racconto cosa cerco in uno Zaino, come lo gestisco, descrivendovi pregi e difetti dei 4 modelli che uso correntemente, ciascuno adatto ad applicazioni differenti.

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VANTAGGI DELLO ZAINO STILE ALPINO.
Uno zaino alpino è leggero e questa cosa non ha prezzo, inoltre la struttura di carico, spallacci, fascia lombare e schienale, sono ergonomici e pensati per distribuire equamente il carico oltre che ad espellere il calore, ed il sudore, che in estate sono una zavorra in piu’. La fascia lombare di questi zaini è robusta e avvolgente perché il grosso del peso deve scaricare sui fianchi e non sulle spalle. Nelle gambe si trovano i muscoli più forti, bene che siano loro a fare lo sforzo del carico fotografico aggiuntivo e non la colonna vertebrale.

carico da 90

Come accennato non tutti gli zaini da montagna sono adatti per il trasporto di fotocamere e obiettivi. Quello della foto sovrastante, per esempio, pur avendo un'ergonomia eccellente, presenta struttura a "gerla" con una sola apertura superiore ed una inferiore, d’accesso al sacco a pelo, il che lo rende estremamente scomodo per lo scopo in discussione. Caratteristica prima fra tutte che fa di uno zaino alpino uno strumento adatto alla fotografia e’ l'apertura su tutta la lunghezza del sacco. Solo in questo modo è possibile accedere ai grossi calibri, a quelli piccoli, alla borraccia o quant'altro. Il bellissimo LoweAlpine di cui sopra, che mi aiutò a realizzare le fotografie subacquee ai tritoni di un lago a 2000m, ora appartiene al mio collega Max amante della montagna, ma non dei teleobiettivi da 3-4kg.

Fondamentali per uno Zaino alpino per applicazioni fotografiche.
1 - apertura su tutta la lunghezza.
Garantisce accesso immediato al contenuto senza necessità di dover disfare tutto lo zaino per trovare l'obiettivo che serve al momento. Inoltre permette di inserire/estrarre, con un solo gesto rapido, anche grossi teleobiettivi.

Il Forclaz si apre su tutta la lunghezza del sacco.

2 - Fascia lombare, spallacci e cinghie laterali di compressione.
Difficilmente il peso di un zaino equipaggiato con corredo fotografico completo, unito al resto del materiale, può essere inferiore ai 10kg. Per questo motivo spallacci e  fascia lombare devono essere ben dimensionati e imbottiti. La fascia lombare, in particolare, deve essere ampia, ben imbottita e robusta, perché deve avvolgere i lombi e scaricare qui il grosso del peso, non sulle spalle. Le cinghie laterali, magari accompagnate da tasche a fondo sacco, sono necessarie per legare il treppiede oltre che, naturalmente, modulare il volume del sacco per adattarlo a differenti situazioni di utilizzo.

Cinghie laterali e dasche di fondo sacco per portare 2 treppiedi

3 - Bastino a stecche rigide e presenza di tasche interne controschienale.
La struttura di supporto dello zaino è importantissima, dona rigidità al sacco e garantendo il mantenimento dell'anatomia. Della saccha interna a schienale è cosa a cui non facevo caso, ma da quando c'è la uso metodicamente. Qui trovano spazio il telo anti-pioggia TARP (non il coprisacco rain cover, quello sta sempre sul fondo). Siccome l'acquazzone arriva quando meno te lo aspetti, accedere rapidamente al rain cover ed al tarp non ha prezzo. Qui ci metto anche la maglietta di ricambio, in estate ma anche in inverno sudo come un orco.

Qui sopra si vede la tasca contro lo schienale e la mia Dotazione Base.

L'equipaggiamento BASE che non manca mai in nessuno dei miei zaini:
- i teli per lavarsi e asciugarsi.
- la carta ...
- coltellino
- torcia frontale..
- guanti da giardiniere e segaccio (in bassa quota la vegetazione talvolta è un problema).
- telo anti-pioggia e/o mantella.
- pompetta (maledetti pelucchi sul sensore).
- (non visibile) Moschettone grosso su asola centrale dello zaino.
- solo in estate: repellente zanzare.

Questi sono oggetti che non devono mancare mai perché sono molto importanti, essenziali, per garantire il sereno svolgimento dell’escursione fotografica.
Alcuni zaini dispongono di ganci elastici per trasporto bastoncini. Io li uso per agganciare il treppiede come il Leofoto LS-254C.

Lacci elastici, utili per fermare il treppiede
moschettoni all'asola di centroschienale

Invece lo scopo del grosso moschettone BLU della foto sovrastante, è quello di agganciare la fotocamera o il teleobiettivo che tengo fuori durante la progressione. In questo modo scarico un po' di peso che graverebbe su una sola spalla. Gancio e sgancio è possibile senza scaricare lo zaino.

Al moschettone blu si aggancia una tracolla
Con questo sistema trasporto anche il tele pesante, pronto subito all'uso.


I miei 4 Zaini Alpini per fotografia
Uso questi 4 modelli per affrontare escursioni differenti. Si tratta di 3 modelli Decathlon ed uno zaino tattico Mardingtop.

Ecco qui la truppa, 4 diversi per diverse occasioni e scopi.

DECATHLON FORCLAZ Trek 100 (50L)

Trek 100

Zaino per trekking di due giorni, molto leggero e con ottima ergonomia. Ha l'apertura con unica cerniera su tutta la lunghezza e apertura inferiore per accesso sacco letto, con divisorio interno (che non uso) che è sganciabile. Questo lo rende adattissimo all'applicazione fotografica. E' lo zaino che uso per la montagna vera, quando trasporto molto peso e prevedo di camminare a lungo. E' il sostituto del Forclaz 45 che è rimasto in Costa Rica.

PROS:
Leggerezza
vestibilità confort
volume elevato
presenza agganci ad elastico per bastoncini
presenza di tasche laterali con zip
presenza sacca per borraccia ad accesso rapido
struttura portante schienale in barre di alluminio
regolazione altezza dell'aggancio spallacci


CONS:
cinghie chiusura cappuccio non ancorate alla base del sacco,
1 sola tasca sulla fascia lombare,
sistema regolazione un po' macchinoso,
mancanza di tasche laterali di fondo sacco


Trek 100 sulla vetta del monte Barone (VC) - Dicembre



DECATHLON QUECHUA Mh500 (40L)

Mh500

Per uscite di una giornata, leggere ma nemmeno troppo, questo è il mio zaino preferito. Leggerissimo e soprattutto in grado di smaltire bene il calore ed il sudore, in estate e’ un argomento serio. Ovviamente Decathlon lo ha dismesso. Misteri.

PROS:
Leggerezza
vestibilità confort
espulsione del calore da schienale
tasca dorsale con zip e tasca dorsale esterna
tasche laterali ad accesso rapido
presenza agganci ad elastico per bastoncini
struttura portante schienale in tubi di alluminio


CONS:
cinghia chiusura cappuccio unica non ancorate alla base del sacco
cinghie laterali a V non adatte all'aggancio treppiede (compensato da ganci elastici)
mancanza di tasche laterali di fondo sacco
cinghia di chiusura ventrale sottile
Cerniera apertura semi-centrale asimmetrica


In escursione leggera sulle rocce di Santa Caterina di Pittinuri (OR) - Giugno



DECATHLON SOLOGNAC BIGHUNTER (45-70L)

Bighunter

Dal 2017 è il mio cavallo di battaglia. Fortuna che Decathlon la serie per cacciatori la fa con materiali molto robusti, altrimenti lo avrei già squartato. Questo attrezzo mi segue nelle mie uscite settimanali nel parco delle Lame quasi da un decennio. Fango pioggia neve caldo impossibile tutte belle situazioni in cui questo sacco mi assiste senza problemi. L’ho usato così tanto che gli spallacci si sono compressi e sono diventati decisamente sottili. Decathlon non fornisce il ricambio, anche se sarebbero perfettamente sostituibili. Decathlon è imperscrutabile.

PROS:
robustezza del materiale del sacco
volume abbondante,
presenza di tasche laterali con zip
presenza tasche laterali di fondo sacco
lacci di compressione laterali molto robusti
sacca porta calcio fucile, struttura portante schienale in tubi di alluminio
espandibilità del volume
colore mimetico real tree
regolazione altezza dell'aggancio spallacci


CONS:
spallacci non ben imbottiti
peso un po' elevato


In vetta al monte Bo Valsesiano (VC) - Agosto
Sui prati del PN Gran Paradiso Val di Rehems (AO) - Settembre
Tutto nello zaino per escursione invernale - Gennaio
Lo zaino come appoggio per il 200-400, PN Gran Paradiso Leviona (AO) - Agosto.
Inverno ed estate nel Parco delle Lame con il Bighunter appeso dietro


MARDINGTOP M6480 (70L)

M6480

In inverno, soprattutto, la quantità di vestiti da portarsi appresso sul fiume è veramente tanta. Per questa ragione ho acquistato il Mardingtop 70L. In effetti si è rivelato perfetto allo scopo, ma anche comodo, nonostante una struttura non proprio rigida. Tanto che per una due giorni in montagna (con tenda e sacco a pelo) ho scelto lui perchè solo il suo volume mi ha permesso di trasportare l'iradiddio di cui avevo bisogno. Un ottimo zaino, ha tutto quel che serve e qualcosa di più. Se fosse stato anche mimetico con bastino tubolare (come il Solognac di cui sopra) sarebbe lo zaino perfetto per ... i traslochi. In effetti è l'unico zaino che mi permette il trasporto di due teleobiettivi 300/2.8 + 600/4 oppure 800/6.3 + 400/2.8 TC.

PROS:
Materiale robusto fatto per durare
Volume elevato
vestibilità confort
regolazione altezza dell'aggancio spallacci
presenza tasche laterali di fondo sacco
tasca dorsale con zip
Apertura zip a tutto sacco
Tasche interne a rete


CONS:
struttura portante dorso in lastra di materiale plastico


Nel greto del Sesia, PR Lame del Sesia - Febbraio
Caricato con 300/2.8 AF-I e 600/4VR + 2 Nikon Z9 - Ottobre.

Tutti i miei zaini hanno il fattor comune di essere economici. Il più caro è il Solognac che pagai 110 euro. Vuol dire che 4 zaini mi son cosati meno di un modello medio di F-stop senza aku. È anche questo un aspetto da considerare, ma in realtà il risparmio è molto maggiore perché i 4 di cui sopra sono declinabili per differenti situazioni, fare lo stesso con degli F-stop ci scappa un 70-200Z.
Al di là dell’aspetto meramente veniale, ci sono prodotti eccezzionali che però costano parecchio: Mystery Ranch, Eberlenstoch fanno cose spettacolari a costi che fanno apparire economici gli F-stop e i Mindshift. Le produzioni tattico militari sono perfette per chi fotografa la natura perché costruite per impieghi veramente "rugged". Il problema di questi bellissimi arnesi è che non possiamo provarli, ci tocca comprare via web e sperare bene. Per altre cose mi sono approvvigionato su Varuste.net di Helsinki. Rapidi veloci efficienti, loro, le poste un po’ meno.

Fotobestiali - gennaio 2026

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