contro- intestazione

Ti piace qualche foto di questo blog? Non rubarla, chiedimela! E se proprio non ce la fai ... vedi di non usarla per lucro! - contact email: vbpress68@gmail.com

Capo Caccia in immersione

Ho sempre desiderato fare un bel tuffo nelle acque blu elettrico ai piedi della rocca di Capo Caccia. Lì il mare è profondo limpido e precipita a piombo lungo la scarpata dello scoglio di calcare. Dopo tanti anni (29 per l'esattezza a luglio 2016) finalmente l'occasione è arrivata.

Il Promontorio di Capo Caccia. Alghero (SS) - Agosto.
Nikon D800, ob Sigma 24/1.4 ART.

Quando Vincezo Piras ci ha parlato della possibilità di fare un'immersione a Capo Caccia, ho colto subito l'occasione. L'idea, la proposta, Vincenzo l'ha messa sul piatto nei primi giorni d'agosto e sembrava cosa fatta, salvo non ever fatto i conti con il Maestrale che nell'agosto 2016 ha schiaffeggiato, con costanza, la costa da Alghero a Bosa fino giù al lontano Sinis. Pervicacia e costanza sono caratteri che mi son stati utili per tenere vivo l'interesse dei compagni subacquei per la destinazione di Capo Caccia. Onestamente non c'era da convincere nessuno, solo da trovare subacquei liberi per un giorno imprecisato di un agosto piuttosto ventoso. Giorgio, Gery, Marco, Fabrizio (istruttore), ovviamente Laura e me, e la barca è mezza piena, aggiungi Vincenzo sua figlia Valentina e: "si parte domani alle 7.30, che il meteo è buono". Fabio, l'aiutante tuttofare di Vincenzo, non ci sperava più ed invece il gommone alle 8.00 ha lasciato il molo di Bosa Marina puntando deciso a Nord per un'ora (quasi due) di navigazione. Scalo nella baia di porto Conte a raccogliere altri 3 sub (Celestino due ore di gommone se l'è risparmiate) e siamo arrivati sotto il muro calcareo di Capo Caccia, pronti a saltar in acqua.

Pronti partenza via, Bosa Marina (OR) - Agosto.
Nikon D800 ob. Sigma 24/1.4 ART.
Cielo poco invitante, ma mare calmo: tanto basta. Alghero (SS) - Agosto.
Nikon D800 ob. Sigma 24/1.4 ART.
La ciurma al completo. Alghero (SS) - Agosto.
Nikon D800 ob. Sigma 24/1.4 ART
Lo sperone di Capo Caccia. Alghero (SS) - Agosto.
Nikon D800 ob. Sigma 24/1.4 ART.

Confesso di non essere, come subacqueo e come escursionista in genere, un amante delle cavità sotterranee, ma qui a Capo Caccia sono il piatto forte ed essendo per l'occasione associato ad ampia folla di altri subacquei, ho dovuto adattarmi alle esigenze della maggioranza. Perciò, a malincuore, mi son immerso sapendo che avrei avuto pochi istanti per gorgonie, nuvole di saraghi, cernie, mostelle o dentici.  Giù dal gommone, bombola in spalla, erogatore in bocca, scarico gav e via dentro l'antro oscuro di uno dei mille pertugi (enormi) incavati nei calcari del promontorio. Il mare nell'ombra della parete è di un blu intenso come da tempo non ne vedevo, i pesci ci sono, batterie di saraghi raggruppati in formazione, sospesi nella corrente accanto alla roccia. Come previsto ho solo il tempo di intravederli perchè il percorso, in sostanza, è una gita "speleosub".

Nel blu. Capocaccia (SS) - Agosto.
Nikon D800E, ob. Nikon AF-s 18-38/3,5-4,5G + CL77,
Housing Sea&Sea MDX-D800,ER40L + ER20L + Dome Port 240. 2 x Sea&Sea YS-250, TLC 15+11+4"arms.
Si scende, e sul fondo un Anemone. Capocaccia (SS) - Agosto.
Nikon D800E, ob. Nikon AF-s 18-38/3,5-4,5G + CL77,
Housing Sea&Sea MDX-D800,ER40L + ER20L + Dome Port 240.
Sotto quel masso c'è un Astice, lo avevo visto prima io, ma il tempo di regolare i flash
e zac un altro sub mi ha fregato il posto facendo rincasare il crostaceo: ciaoo.
Capocaccia (SS) - Agosto.
Nikon D800E, ob. Nikon AF-s 18-38/3,5-4,5G + CL77,
Housing Sea&Sea MDX-D800,ER40L + ER20L + Dome Port 240
Nelle grotte subacquee di Capo Caccia. Alghero (SS) - Agosto.
Nikon D800E ob. Nikon AFs 18-35/3.5-4.5 + M77 lens,  Housing Sea&Sea MDX-D800, ER20L+ER40L+Dome Port 240.
2 x Sea&Sea YS-250 11+8+4 TLC arms.
Ressa al balcone. Capo Caccia (SS) - Agosto.
Nikon D800E, ob. Nikon AF-s 18-38/3,5-4,5G + CL77,
Housing Sea&Sea MDX-D800, ER40L + ER20L + Dome Port 240

Per la cronaca l'immersione è stata bellissima per tutti i partecipanti tranne che per me. Colpa mia, sia ben chiaro, non ho nulla da recriminare con alcuno, salvo me stesso. I fatti son questi: appena entrati nelle caverne serpentine di Capo Caccia ho iniziato ad armeggiare con i flash ed a litigare con tempi, diaframmi e ISO della fotocamera. In effetti in una caverna di luce ce n'è poca e i miei flash possono aiutare, ma non fanno i miracoli. Sulla base delle esperienze precedenti ho tentato di anticipare il gruppo di qualche metro con l'intenzione di fotografare meno sospensione possibile. Ma la pianificazione è andata a ramengo perché un fotografo subacqueo, per forza di cose, è lento e i compagni di immersione non hanno tempo da perdere. Così è che son stato silurato da un paio di torpedini umane ricoperte di neoprene, non ho scattato nessuna foto, non son riuscito a raccontare alcunché, fino al termine della galleria, fino allo sbocco su una finestra ovale nel blu. Con 1/8s f/11 (non è bene aprir di più) ISO 800 o 1600 e tanta fiducia nel sensore Sony della mia Nikon D800e, ho raccolto qualche snap shot ricordo. Poi siamo usciti lungo la parete e lì sotto, a pochi metri, è comparsa una cernia di buone dimensioni. "E' mia" ho pensato mentre lento, ma deciso, mi son portato tra i massi della murata. Anni di caccia subacquea mi hanno ben insegnato qualcosa no? (ho appeso il fucile nel 2000). Forse è proprio quella ventennale esperienza che mi ha "fregato" perché come se si trattasse del mio vecchio arbalete Beuchat con asta da 1.6 metri, ho arretrato scafandro e flash sulla mia destra, mantenendo l'insieme parallelo al corpo, come si fa con il fucile, appunto, quando si nuota verso il punto di "aspetto". Peccato che in questo modo l'oblò è rivolto di lato e non è possibile conoscere quanto e come sporga. < STUD! > "Ma no, sarà il paraluce del dome. Sicuro" penso questo mentre punto la fine del masso dove vorrei aspettare la cernia. Quando arrivo in posizione, giro l'oblò e rimango inorridito. Il policarbonato dell'emisferico è decorato da ciuffi di alghe gialle, e sul lato vedo i frammenti di una qualche concrezione calcarea che ha lasciato un bel segno sulla plastica INTONSA del mio caro Sea&Sea DP240. Della cernia non mi importa più, dell'immersione non mi importa più, sono a 25 metri di profondità e sputo imprecazioni dentro all'erogatore.

Disastro della troppa fiducia.

Prima o poi doveva succedere, un errore lo si commette, perché fotografar sott'acqua significa affrontare una sequela di operazioni delicate in compagnia di tantissimi fattori (fisici, logistici, ambientali) che possono metterci lo zampino e mandare tutto all'aria. Questo è il primo guaio grosso in cui incoccio, ma so di tante sventure ben peggiori della mia accadute ad altri fotografi. Mi aiuta di certo il fatto di non essere un fotografo "stagionale". Fotografar tutto l'anno significa aver continuità e dimestichezza con ogni parte dell'equipaggiamento. Nella subacquea la faccenda si complica perché oltre all'attrezzatura foto occorre prestare attenzione a tutto il resto e questo resto è importantissimo. Il paradosso è che a questa immersione a Capo Caccia tenevo davvero molto ed è stata la più funesta in tanti anni di altalenante attività subacquea. Faccio tesoro della disgrazia opto-meccanica (quest'anno è stato decisamente disgraziato) e penso avanti. Sea&Sea - Fraco SUB ha fatto un buon intervento di levigatura del graffio, ora si vede ben poco del graffito rupestre originale. Non mi resta che portare il dome sott'acqua e vedere come va. Prossimamente ...

Cheffaticaaa!

Nessun commento:

Posta un commento